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Archive for the ‘vita quotidiana’ Category

La vita in condominio. L’eterna lotta fra il bene ed il male

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Sono ormai sedici anni che vivo in questo condominio. Un condominio che bene o male non mi ha mai dato grossissimi problemi con i suoi condòmini e con la maggior parte di loro ho un buon rapporto che si limita al semplice “buongiorno” e/o “buonasera sotto l’androne, sulle scale o in ascensore. Da qualche tempo a questa parte, però, è tornato prepotentemente a far parlare di se il tizio del secondo piano che, fortunatamente a giornate alterne, accende il suo tecnologicissimo impianto karaoke e si mette a cantare a squarciagola rendendo così di fatto insopportabile qualsiasi cosa si sta facendo nell’intimità di casa propria. Guardare la tv, fare i cosiddetti mestieri, cazzeggiare, stare in bagno non hanno più il loro vero motivo di esistere perchè il Frullascroti (gli utenti di Twitter che mi seguono lo conoscono con questo carinissimo soprannome o con altri aggettivi simili) annulla tutta la gioia di fare qualsiasi cosa. Oltretutto, l’ugola placata oro, ha ulteriore arma di distruzione scroti di massa a suo favore: il microfono. Si, perchè non si accontenta di cantare a squarciagola e volume a palla, usa anche il microfono per disturbare gli altri due condòmini del suo pianerottolo, il sottoscritto al terzo piano e quello sotto di lui al primo. Per carità, ognuno di noi è libero di fare tutto ciò che reputa più opportuno, però mi pare che sia un attimo esagerato mettersi a cantare un repertorio alquanto demodè, vintage e tutt’altro che indiscutibile (Massimo Ranieri su tutti) in qualsiasi ora della giornata. E’ vero, c’è da dire che anche io non è che sono uno stinco di santo; la musica la metto a volume medio/alto, le sedie le trascino anche io e tante volte (praticamente sempre) l’urlo sinistro da una stanza all’altra per comunicare con i membri della mia famiglia, ma tutto ciò non giustifica che uno si metta a cantare ad un volume così alto tanto da sentirlo anche da fuori “fregandosene” di tutti noi che abitiamo vicino. Tanto per fare un esempio, qualche domenica fa ero davanti alla tv per vedere una parita e al piano di sotto c’era il soggetto che ha avuto l’ispirazione canora. Secondo te, caro lettore, chi o che cosa si sentiva meglio? La tv a pochi metri da me o l’affettuoso vicino che voleva farmi sentire “Perdere l’Amore” e “Se Bruciasse La Città” di Ranieri? La risposta è scontata. Lui. Può bastare per le mie lamentele? Cioè, non ti rendi conto che vivendo in un condominio – non costruito proprio a regola d’arte – qualsiasi cosa che fai, che dici e che a momenti pensi si sente anche negli altri piani? Evidentemente no, visto che infierisci anche con il microfono. Io adoro la musica, rispetto i tuoi gusti, ma non puoi obbligare me ed altre persone a sentirti mentre canti, giusto? Hai mai sentito da qualche parte che in commercio esistono degli oggetti che servono per limitare il rumore (piacevole o meno che sia) della musica? No? Beh, nel caso non lo sapessi te lo dico io: quell’oggetto di cui sto parlando si chiama cuffia. La cuffia è semplice da usare e magari ti può anche donare esteticamente; per usarla non devi fare altro che indossarle come un cerchiello e quelle due cose tonde che vedi devono andare giuste giuste all’altezza delle tue orecchie. Poi, quello spinotto che vedi, non va nella presa di corrente, bensì nel buco che è contrassegnato sul tuo bellissimo impianto karaoke con la scritta “Phones”. Ecco, inseriscilo li e sei pronto per usarle. Con quelle, ascoltami bene, potrai cantare anche a basso volume ma il risultato alle tue orecchie sarà incredibilmente alto e ti inorgoglierà a livelli a cui non sei mai arrivato sino ad ora.

Ecco, caro condòmino del secondo piano, questo è quello che dovresti fare per ridurre al minimo gli effetti devastanti che procuri grazie alla tuo discutibile hobby di frantumascrotaggio. Cosa posso fare? Augurare che l’oggetto descritto prima arrivi al più presto in casa tua o che il proprietario del tuo appartamento ti mandi una bella lettera di sfratto esecutivo? Ad essere sincero io preferirei la seconda opzione, però non posso avere tutto quello che voglio dalla vita e mi accontenterò anche dell’arrivo delle cuffie. Spero che qualcosa succeda, visto che Natale è alle porte. Incrocio le dita.

Path, il nuovo sentiero del Social Network

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Quando una persona ti parla di Social Network, cosa ti viene in mente? Dai, la risposta è facile: Facebook, Twitter, Tumblr eccetera eccetera. I social Network sono oramai in tutto e per tutto parte della nostra vita quotidiana e la condivisione è possibile in ogni momento ed in ogni posto. In questa giornata di dicembre, grazie a Twitter, ho scoperto un nuovo Social Network che a mio parere è molto molto interessante in fatto di grafica sia come idea. Il suo nome è Path.

Path è incredibilmente bello e facile da usare; l’idea di fondo è semplice ossia quella di condividere foto, musica, luoghi, video e pensieri in un unica timeline. Lo so, detta così sembra una cosa vista e rivista, ma non è così. Guarda il video qui sotto

Per farla breve, è un concentrato di Facebook, Youtube, Lastfm, Foursquare, Instagram e Twitter in un’unica applicazione. Mi piace un sacco il fatto di poter esprimere un giudizio a quello che viene postato dai propri amici con uno smile di approvazione, di stupore o più semplicemente con un cuore. L’applicazione, inoltre da la possibilità di aggiungere i contatti tramite Facebook, la propria rubrica contatti o scrivendo direttamente il nome della persona che interessa.

Il punto “debole” di questa nuova frontiera del social network è che sembra più che scopiazzata da Facebook che non molto tempo fa aveva annunciato la nascita della Timeline, dove gli utenti possono vedere tutti gli aggiornamenti in stile linea del tempo. Ecco, questo è l’unico punto su cui non ho trovato poi tanta originalità. Resta il fatto che l’idea è sicuramente geniale e da un differente punto di vista rispetto all’idea classica del Social Network attuale.

Per concludere, questo Path mi piace e spero che si faccia strada in un campo dove ormai la scelta è invredibilmente varia.

L’applicazione in questione è disponibile per iPhone (iOS 4.2 o superiore), Android ed iPad 2

Telefono del Mesozoico R.I.P.

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La tecnologia corre velocissima. Nel giro di pochi mesi un oggetto diventa vecchio e quasi da buttare. Il sottoscritto, fino ad ieri, possedeva un telefono che a confronto degli ultimi modelli presenti sul mercato poteva tranquillamente definirsi preistorico e molte cose mi erano negate proprio perchè il dispositivo era palesemente non adatto. Oserei dire vintage. Si, vintage mi piace. Il telefono in questione? Questo:

Telefono del Mesozoico

Nome Ufficiale: iPhone EDGE/ 2G

Anno Di Nascita: 2007 (duemilasette)

Caratteristiche: Quad-bandGSM/GPRS/EDGE Wi-Fi(802,11b/g) Bluetooth 2.0 USB 2.0, Fotocamera 2.0 megapixel

Sistema Operativo: iOs 3.1.3

Peso: 135 grammi

Stato attuale: Estinto In Natura (EW)

La carta d’identità del telefono cariatide parla chiaro, insomma. A suo favore però, devo dire che il suo lavoro lo ha sempre svolto al massimo delle sue possibilità e non ha praticamente mai dato un problema. Ricordiamo anche alcune tragiche cadute dentro la vasca, sul pavimento ovviamente dalla parte del vetro, la doccia di birra rossa al pub e chi più ne ha più ne metta. Il tempo però, passa per qualsiasi persona o cosa ed alla prima occasione il sottoscritto non ha potuto evitare di congedare il suo vecchietto mandandolo bellamente alla discarica visto che alcune cose come ad esempio la geolocalizzazione, il multitasking e le notifiche push non sa neanche minimamente cosa sono. Per dare l’idea di cosa intendo è come chiedere alla propria bisnonna di caricare le foto della festa di sabato scorso su Facebook e taggare le persone presenti nelle immagini. E’ chiaro l’esempio?

Ecco, per colmare questo divario, il sottoscritto, per una cifra veramente irrisoria si è accaparrato questo telefono:

Nuovo Arrivato

Nome Ufficiale: iPhone 3Gs

Anno di Nascita: 2009

Caratteristiche: Quad-band GSM 850 900 1800 1900 GPRS/EDGE, Tri-bandUMTS/HSDPA 850 1900 2100, A-GPS, Bluetooth 2.1+EDR, Wi-Fi , Fotocamera 3.0 megapixel

Sistema Operativo: iOs 5.0

Stato Attuale: In Pericolo (EN)

Senza a scrivere tutte le cose in più che ha il nuovo arrivato, dico solo che i due aggeggi sono simili nel design e, per caratteristiche di hardware e software,  identici come il giorno e la notte. Quindi adesso come adesso posso ritenermi abbastanza soddisfatto dell’acquisto che ho fatto e se tuto va come dico io, sono a cavallo ancora per qualche anno.

In conclusione che dire? Caro melofono del mesozoico, è stato un piacere averti conosciuto ma finalmente è arrivato il momento di lasciarti andare verso la discarica e non vederti mai più. Non mi mancherai, ma devo dare atto che hai fatto il tuo dovere fino alla fine e ti meriti l’eterno riposo. Addio, è stata una sofferenza.

Tormentoni estivi? No grazie

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Estate, ferragosto, caldo, noia mortale. E’ da un bel po’ che non scrivo su questo blog e non credo di essere mancato proprio a nessuno. Per porre fine a questa assenza, mi sono deciso di scrivere questo articolo molto molto leggero giusto per far sapere a quei pochi che mi seguono che sono vivo e che in qualche modo ogni tanto ritorno. Come le disgrazie per intenderci.

Musicalmente parlando, la stagione estiva è il periodo in cui la musica con la M maiuscola non esiste. I tormentoni indecenti stile pubblicità Wind, Danza Kuduro e Raffaellona Nazionale con il dj capellone d’oltralpe sono all’ordine del giorno e non mi stupisco che ad ogni messa in onda di quei tre (e non solo loro) un musicista con le palle muore o cade in depressione perchè non sa più come fare per poter sfondare o farsi notare al grande pubblico. Per porre fine a questo massacro di orecchie innocenti, il sottoscritto propone una playlist musicale dove menzionerò gli artisti e i loro pezzi che ritengo degni d’essere ascoltati. Il genere che prediligo, sia chiaro, non è così immediato e di facile ascolto, quindi se tu che leggi sei fra le persone che snobbano pezzi musicalmente lunghi, tecnici e “noiosi” quello che segue non fa per te. Però, nulla vieta di provare, magari qualcosina piace ed è tutto di guadanato. Vediamo un pochino quello che viene fuori…

  1. Pendragon – Passion
  2. Opeth – Heir Apparent
  3. Rammstein – Benzin
  4. Amorphis – Mermaid
  5. Dream Theater – On The Backs Of Angels
  6. Frank Zappa - Son Of Mr. Green Genes
  7. Gordian Knot – Grace
  8. Lustmord – Black Star
  9. Orphaned Land – Find Your Self, Discover God
  10. Rainbow – Tarot Woman
  11. Muse  - Hyper Music
  12. Overseer – Stompbox
  13. Transatlantic – Duel With The Devil
  14. Harmonium – Vert
  15. Frameshift – Above The Grass (Part 2)

Ecco qua. I titoli che ho appena scritto son ostati presi dalla mia libreria iTunes. Penso che non sia poi così male come playlist da inserire nel proprio iPod o lettore musicale qualsiasi. E’ da provare insomma. Ti piace? Non ti piace? Sono curioso di sapere quello che pensi. Per finire l’estate in maniera sicuramente alternativa questa playlist non è poi così malvagia. Alla faccia del caldo…

 

Le melanzane al funghetto e l’aglio assassino

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Premessa: non voglio trasformare questo ameno spazio in un blog di cucina per aumentare le visite o per qualsiasi altro secondo fine

(fine premessa)

E’ domenica, giorno del relax, di campionato e/o di ripresa post bagordi della serata appena conclusa. Casa mia non è un posto normale come qualsiasi altra casa di un normale cristiano cattolico o di qualsiasi altra religione perché nel bel mezzo della mattinata, Madreh ha la stupenda idea di mettersi ai fornelli e spadellare di qua e di la. Tu che leggi starai sicuramente pensando che sono fortunato ad avere una mamma che cucina la domenica mattina per la sua famiglia e che inonda la sua casa (dove ci sono anche io povero cristo che sono nel bel mezzo del mio sonnellino notturno) di aromi delicati e stuzzicanti, giusto? E invece no. Perché? Perché Madreh ha avuto la brillante idea di cucinare le temutissime melanzane al funghetto. Le melanzane al funghetto sono il terrore di ogni essere umano che si trova a letto in qualsiasi giorno della settimana grazie al loro accennato fabbisogno di aglio che da loro un gusto inconfondibile e difficilmente eliminabile dalla bocca anche avendo a portata di mano le più potenti armi di distruzione di odori e sapori di massa come le gomme alla menta piperita o il più micidiale dentifricio presente sul mercato.

Detto questo, dopo aver postato la foto su Instagram delle temutissime melanzane, la mia amica Giulia (che se sei su Twitter DEVI seguirla) mi chiede la ricetta. Ed eccola qua. E’ talmente semplice che mi vergogno persino a scriverla. Pronto/a con carta e penna? Via!

INGREDIENTI:

  • (ovviamente) Melanzane nere
  • Olio extravergine di oliva
  • (il temutissimo) Aglio
  • Prezzemolo
  • Aglio (si, ancora aglio)

PROCEDIMENTO:

  • Prendi le melanzane, lavale e tagliale a cubetti
  • In una pentola, metti dell’olio d’oliva ed uno spicchio d’aglio pelato e lascialo li per qualche minuto fino a che l’olio non avrà preso il suo sapore (e qui l’aglio diventa un’arma dall’odore mortale)
  • Aggiungi le melanzane che hai tagliato a cubetti e le fai cuocere a fuoco vivo, mescolandole con un cucchiaio di legno
  • Aggiungi il sale che toglierà dell’acqua alle melanzane e fai finire la cottura
  • Una volta cotte, aggiungi del prezzemolo e sono pronte

Il risultato, sarà più o meno questo

Dalla regia mi suggeriscono che al posto del prezzemolo si può mettere anche dell’origano ed anche dei cubetti di pomodoro. Ovviamente il tutto va a secondo dei propri gusti.

Come hai potuto vedere, la cosa è più difficile da scrivere che da fare. Il risultato non è neanche poi così male a dispetto dell’aglio assassino. Che ne pensi?

 

Cronaca di un colloquio di lavoro avventuroso

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I colloqui di lavoro sono una gran rottura di palle. Se si vuole (ri)cominciare a fare qualcosa, questi sono un ostacolo non indifferente da subire e sorpassare. Per quanto riguarda il sottoscritto, la difficoltà è doppia visto che per raggiungere i luoghi dove si svolgono queste “chiacchierate” non sono ne a un paio di capriole da casa ne facilmente raggiungibili da uno che ancora non ha modo di muoversi in maniera autonoma. L’articolo che sto per scrivendo, vuole narrare le avventure che ho dovuto affrontare per recarmi ad un colloquio a Casale sul Sile presso una ditta che cerca personale da aggiungere a quello attuale. Vedendo l’annuncio su internet, non ho esitato a mandare il mio curriculum vitae per poi sperare in una chiamata per una chiacchierata con i responsabili di questa azienda. Qui sotto, potrai vedere la cartina con il percorso che ho dovuto fare per recarmi al posto in questione.

Da come si vede dalla cartina, il luogo non è lontano e devo dire che con il mezzo pubblico (per il viaggio d’andata non è così proibitivo – anzi – visto che in più o meno 20 minuti si è li. Ma andiamo con ordine: tutto incomincia martedì mattina quando inaspettatamente suona il telefono. Dal numero che appariva sullo schermo non riuscivo a capire chi potesse esserci dall’altra parte della cornetta visto che il prefisso era di un numero di Bologna. Rispondo alla chiamata e dopo un attimo capisco che la chiamata mi arriva grazie al fatto che ho inviato il mio curriculum a questa azienda per un lavoro. Dopo alcune domande della personaggia in questione, arriviamo al succo del discorso che non è altro che un’ora, un giorno ed una data per questo incontro che è fissato per venerdì alle ore 14.30. Subito dopo aver chiuso il telefono, cominciano le paure su come poter tornare a casa nel caso in cui ci fosse un’assunzione visto che gli orari di lavoro non sono così agevoli e la zona non è così servita da Trenitalia ne da La Marca Autoservizi (le corriere blu, tanto per intenderci). Faccio due calcoli: di tre offerte di lavoro presenti per cui ho scritto, una ha un orario part-time (17-21), una full-time (14-22) e un’altra non si sa. Comincio a spulciare ben bene il sito di Trenitalia guardando gli orari del treno che possono fare al caso mio: l’unico treno che mi potrebbe andare bene è quello delle 21:26 (via Mestre) che arriva a Treviso alle 22.33. Per quanto riguarda la corriera, non c’è via di scampo visto che l’ultima verso la mia bella città passa da quelle parti qualche minuto prima delle 20. Ma c’è un altro problema: la stazione del treno, dista circa 3.5 chilometri dal posto in questione, quindi dovrei procurarmi una bicicletta e fare molto esercizio fisico in quanto la pedalata nelle condizioni in cui sono, potrebbe essermi fatale. Le uniche soluzioni per tornare indietro sono queste, altre non cene sono. Abbastanza sconfortato da tutto ciò, penso che dovrò far presente il problema durante il colloquio e sperare che l’intervistatore/ice mi venga in contro, ma non h molte speranze in merito. Arriva dunque venerdì: la partenza da casa è fissata per le 13.06 da casa per dirigermi verso la stazione delle corriere dove mi aspetta il bus delle 13.45 in direzione Portegrandi (non lontanissimo da Jesolo). Arrivo alla biglietteria e senza indugi chiedo un biglietto di andata e di ritorno per Casale sul Sile per un costo complessivo di 4.5 €. Salgo in corriera, timbro il biglietto e chiedo gentilmente all’autista che si sta facendo bellamente i fatti suoi con un fiammante iPhone 4, informazioni circa la fermata più vicina all’azienda in cui mi devo recare: il soggetto mi dice molto gentilmente che mi dirà lui quando scendere e così facendo, inizia il viaggio in perfetta puntualità. Dopo circa venti minuti di viaggio, l’autista mi fa cenno che la fermata dopo quella che abbiamo passato è la mia: la meta si sta avvicinando e il colloquio è ormai ad un passo..come al solito incomincia l’agitazione ed allo stesso tempo la curiosità circa quello che potrebbe venire fuori da questo incontro. Scendo dalla corriera e mi dirigo al posto; mi presento e dico alla segretaria alla reception di avere un colloquio di lavoro per le 14.30; l’impiegata mi fa accomodare e dopo 15 minuti circa di snervante attesa ecco che incomincia tutto. Il colloquio non è niente di eccezionale, un colloquio classico insomma dove mi viene chiesto quello che ho fatto e che non ho fatto, dove mi si spiega che cosa dovrei fare nell’eventualità venissi preso e tutto quello che si può dire in un classico colloquio di lavoro. Le offerte che mi sono state proposte sono quelle che ho descritto qualche riga fa e in più mi vengono spiegate le mansioni della figura professionale di cui non si sapeva l’orari odi lavoro. Durante la chiacchierata emerso che per quel tipo di lavoro è previsto un turno di mattina dalle 11 alle 13 ed uno pomeridiano dalle 16 alle 20. Conveniamo entrambi che vista la situazione degli orari e dei mezzi possa essere la soluzione migliore. Mi viene però detto che per quella figura, il contratto sarebbe a tempo determinato in quanto sarebbe solo per una sostituzione maternità. Senza nessun dubbio, ho risposto che mi andrebbe comunque bene e che il fatto di un contratto part-time non mi sarebbe un problema. Dopo più o meno un quarto d’ora di chiacchierata, mi viene chiesto di andare in un’altra stanza dove c’è un computer e per fare una prova di “abilità” e velocità di scrittura alla tastiera. La prova se così vogliamo chiamarla non mi da particolari problemi e in un tempo relativamente breve, stampo il tutto e consegno il foglio alla mia “intervistatrice”. Fine del colloquio, saluto e ringrazio rimando d’accordo di rimanere in attesa di una chiamata per sapere ‘esito positivo o negativo dell’incontro. Da qui comincia la vera e propria avventura per il ritorno a casa. Esco dall’edificio e mi dirigo verso la fermata della corriera: giusto 15 secondi dopo, ecco che in lontananza vedo un mezzo doppio di colore blu sfrecciare in direzione Treviso. Si, è proprio lei la corriera che dovevo prendere. Bestemmiando in qualsiasi lingua, con le mani in testa mi dirigo sconsolato verso la fermata e arrivando vedo che la corriera dopo è segnata un’ora e tre quarti più tardi; senza alcun dubbio, mi metto in marcia verso la stazione dei treni di Quarto d’Altino che come detto prima, dista 3,5 km da dove sono. Comincio a camminare e la temperatura non è così bassa come speravo… il problema è che furbo come sono, ho addosso un giubbotto che va bene quando le temperature sono di 6/7 gradi più basse. Con il sole che picchia abbastanza forte per essere febbraio e il montone sotto forma di giubbotto, formo sopra di me un microclima degno della miglior foresta tropicale brasiliana dove qualsiasi tipo di muschio (anche il più raro) crescerebbe. Soluzioni non ce ne sono: togliere il giubbotto sarebbe stato un suicidio visto che ha un volume non inferiore al mio, e un suicidio in quanto se fosse arrivata un attimo d’aria mi avrebbe preso sicuramente preso il mio evidente quanto fragile stomaco con le conseguenza che chiaramente puoi immaginare. La strada è lunghissima, passo il cartello che divide le province di Treviso e Venezia e mi dirigo verso il centro di Quarto d’Altino: il caldo ormai fa parte di me e non riesco a togliermelo di dosso. Sono anche un attimo spaesato in quanto quella strada a piedi non l’avevo mai fatta e ovviamente a quell’ora non c’è un cane a cui chiedere informazioni. Continuo imperterrito verso il centro del paese e più mi avvicino più il genere umano si presenta davanti ai miei occhi: decido di chiedere informazioni ad un signore che mi dice di andare ancora dritto per qualche minuto e poi girare a destra. Lo ringrazio calorosamente vista la mia temperatura e continuo a camminare. Finalmente trovo la tanto agoniata via Stazione ma di binari e stazioni non ne vedo. La strada sembra anche questa infinita e non capendo come possa esserci una stazione nelle vicinanze chiedo ancora delucidazioni ad un vecchio di passaggio che mi indica la retta via che mi rimane per raggiungere la meta. Sono 5 minuti di strada in più a piedi e finalmente scorgo la sagoma della stazione; ma c’è un altro problema: il biglietto. Visto che da Treviso pensavo di andare e di tornare con la corriera, ovviamente non ho pensato all’eventualità di perdere la corriera e di prendere sto benedetto treno e ho fatto un biglietto andata e ritorno. Arrivo alla stazione e sento l’autoparlante che annuncia l’arrivo del regionale delle 16:52 per Mestre, ossia quello che dovevo prendere io. Cerco una macchinetta per fare i biglietti e ne trovo ben 2… ovviamente fuori uso con tanto di nastro rosso che forma una x in pieno stile Trenitalia. Decido di salire in treno senza biglietto e nel caso in cui si fosse presentato il controllore avrei detto delle macchinette rotte. Fortuna vuole che mentre arrivo al binario, ci sia il treno li ad aspettarmi a porte aperte con il capotreno che mi guarda. Colgo l’occasione per far presente di essere senza biglietto a causa delle macchinette rotte e lui mi dice di salire senza problemi e che il biglietto verrà fatto da lui. Rassicurato dal capo treno, lo seguo e mi siedo pensando che in tasca ho solo 5€ e che se dovesse esserci la maggiorazione ce l’avrei avuta nel tunnel (per non dire nel culo, ecco). Il capo treno mi chiede dove dovevo andare e rispondendo Treviso, cala il gelo per qualche secondo. Il personaggio griffato Trenitalia scrive, scrive ed ancora scrive fino a che non arriva il verdetto: 2,95 €; con somma gioia pago il biglietto e mi godo quel poco di viaggio che mi rimane fino alla tappa intermedia di Mestre tentando di far sparire i muschi e i licheni che avevo fatto crescere grazie alla temperatura tropicale e al giubbotto da polo nord. Il primo treno è andato, scendo alla stazione mestrina ed anche qui il colpo di fortuna di arrivare in contemporanea con l’interregionale verso Trieste delle 17:16: non mi resta che andare nel sottopasso e andare verso il terzo binario. Ecco il treno che arriva, mi piazzo davanti ad una porta e salgo sul treno e noto che ci sono dei posti vuoti nella carrozza in cui sono appena entrato e i posti sulle porte stranamente pieni. Non curante di tutto ciò, non esito nel sedermi su un posto lasciato li incustodito e il viaggio (chiamarlo viaggio è un pochino troppo, lo so) continua. Mi rendo conto che il treno appena preso è un interregionale quindi non ferma in quel di Mogliano Veneto e contento di tutto ciò mi vedo già a casa spaparanzato sul divano se non fosse per l’arrivo di un altro controllore che già dal fondo della carrozza comincia a distribuire multe come Babbo Natale fa con le caramelle ai bambini durante le feste. Io sotto questo punto di vista non ho alcun problema perché il biglietto ce l’ho ma non ho notato un piccolo particolare: sono in prima classe. Ecco che capisco il perché ci fossero i posti fra uno scompartimento e l’altro pieni come un uovo e la carrozza in cui ero io era quasi vuota. Non ho alcuna voglia di alzarmi e se per caso il controllore dovesse giustamente farmi notare che devo alzare le mie pesanti terga a causa del biglietto non corretto, non farei alcuna opposizione e me ne andrei… ma così non è stato: il controllore mi guarda e non si sa perché mi saluta e non mi chiede di porgere il biglietto e va verso il passeggero davanti a me che per sua sfortuna ha preso il treno sbagliato e ha con se il biglietto sbagliato per Trieste) di prima classe visto che con quello che aveva poteva fare (parole del controllore) 62 km in meno rispetto a quello pagato con quel biglietto e pagare 12,37€ in più aggiungendo che è stato fortunato visto che nel Veneto, la sovrattassa del biglietto è di soli 5€ mentre nel Friuli la sovrattassa arriva a 50€. Io me ne sono stato zitto zitto fino a quando non siamo arrivati alla stazione di Mogliano Veneto, dove la parte onesta di me ha pensato che forse sarebbe stato meglio alzare le chiappe dalla prima classe per evitare la classica figura di escremento del pezzente che va in prima classe con un biglietto di seconda, oltretutto per un viaggio di 20 minuti. Così è stato: prima che il treno ripartisse mi sono alzato e mi sono diretto verso le porte dove a farmi compagnia c’era una gnoccolona da paura e 3 loschi personaggi con chiaro accento balcanico. Facendo finta di niente, tengo d’occhio i tre personaggi perché non si sa mai ed uno dei tre comincia a fissarmi: lo guardo, e faccio una volta, la seconda è ancora li che mi fissa, e alla terza faccio un cenno con la testa e con un sorriso come per dire “mbeh, vuoi un autografo con dedica o giri cortesemente il tuo sguardo da cernia morta altrove?” Il losco, comincia anche lui a ridere e continua a parlare con i suoi due amici con questo accento foresto con cui sicuramente mi ha ricoperto di complimenti ed onoreficenze, ma fortunatamente finisce tutto li. Arrivo finalmente a Treviso e riesco anche qui con un colpo di fortuna a prendere subito il bus che dopo 15 minuti mi fa scendere dritto dritto a casa.

Insomma, il colloquio non so come sia andato realmente, ma una cosa è certa: entro due settimane saprò l’esito o positivo o negativo. Resta solo che incrociare le dita. E un’altra avventura si è conclusa nel migliori dei modi, per adesso. Spero solo che arrivi il tanto atteso lieto fine.

Capodanno e Cityville: l’accoppiata che non s’ha da fare

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Oggi è il 29 dicembre. In questo momento dovrei cominciare a preparare il bagaglio in vista della partenza di domani in quel della provincia di Viterbo, e invece eccomi qui che scrivo nel blog. Lo so,  tu che sei fra i pochi affezionati lettori di questo blog starai dicendo fra te e te “guarda che nessuno ha chiesto un tuo aggiornamento su questa pagina, potevi benissimo lasciare spento anche tutto il computer, sai?”. Effettivamente tu che stai pensando la cosa che ho scritto qualche parola fa non hai completamente torto…anzi… ma c’è un problema: Cityville.

Cityville non è altro che un gioco su Facebook, il social network che da un po’ di mesi a questa parte lascio da parte senza sentirne la mancanza. Il problema è che giusto ieri sera, di ritorno dalla partita del Palaverde fra Benetton Basket e Montepaschi Siena, i miei due amici Sorondo e Fede hanno cominciato a discutere animatamente su questo gioco e hanno fatto si che la curiosità si impradonisse di me. Ed eccoci qua davanti allo schermo, a provare questo gioco che non è poi così diverso dagli altri miliardi di giochi presenti in Facebook. Lo scopo di Cityville è abbastanza semplice, ossia costruire una propria città con costruzioni di vario tipo come ad esempio case, fattorie, palazzi, esercizi commerciali e chi ne ha più ne metta ed in più interagire con i propri vicini (che non sono altro che gli amici di Facebook che giocano) facendo visite alle loro città, mandando loro i turisti etc etc. Ecco, inizialmente pensavo di durare cinque minuti di orologio, invece sono ancora qui a distanza di ora sopra ore con le cose che devo fare ancora li che aspettano impazienti. Devo fare ancora un sacco di cose e il tempo come al solito stringe:

  1. prendere la valigia in cantina
  2. Trovare la roba da vestire
  3. Stirare la roba da vestire
  4. Fare DVD e cd musicali vari
  5. Finire questo articolo
  6. Prepararmi il pranzo al sacco per il viaggio
  7. Star dietro a quel benedetto Cityville

So che non ce la farò a fare tutto in tempo o come Iddio comanda, e arriverò alle senza dubbi alle 2 ancora con la metà delle robe da fare. Devo darmi una mossa, e mettermi in testa che se mai comincio mai finisco. Ecco…stavolta è quella buona: mi alzo e vado a fare quello che devo fare. Nel frattempo, visto che per la vostra fortuna sarò assente per qualche giorno, faccio gli auguri a Voi tutti che avete il coraggio di leggere il mio blog per un divertente San Silvestro con i vostri parenti/amici/conoscenti/vicini di casa/animali domestici o chi per loro, e per un felice 2011. E visto come siamo messi, gli auguri non fanno mai male. Incrociare le dita o fare scongiuri, ad oggi, non costa niente…quindi perchè non abbondare? Occhiolino

Alice vs Gambero Rosso Channel: una sfida all’ultimo ingrediente

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Diciamocela tutta: la TV in Italia fa schifo. Sia per quanto riguarda la RAI sia quel che riguarda Mediaset. Fortunatamente l’alternativa c’è e questa alternativa si chiama Sky dove bene o male qualcosa di decente lo si trova sempre come ad esempio FoxCrime, FoxLife, National Geographic, Rock TV, Discovery Channel e the last(s) but not the least(s), Gambero Rosso ed Alice.

Ecco, Gambero Rosso ed Alice sono quelli che mi danno soddisfazione visto che la cucina ed il cibo sono argomenti che mi piacciono non poco. Ricette, rubriche, approfondimenti e chi ne ha più ne metta sono all’ordine del giorno su questi due canali, ma ahimè, ci sono delle cose che proprio non mi vanno giù. Per comodità farei un elenco. Vediamo cosa esce fuori.

Gambero Rosso

Pro

Simone Rugiati: giovane chef che ha cominciato a farsi notare in quel del programma di Antonella Clerici “La prova del cuoco” su Rai 1. Da quando il canale non è più sotto direzione della RAI, Rugiati è diventato uno dei volti principali assieme a Maurizio Santin, Massimiliano Mariola, Laura Ravaioli e Francesca Barberini.

Il suo programma Io, me e Simone fa vedere come in 20 minuti si possono preparare dei piatti abbastanza semplici e soprattutto con poche cose. Mettiamoci poi la discreta simpatia del personaggio ed il gioco è fatto.

Jamie Oliver: chef inglese con una passione innata per la cucina italiana ma che adora troppo l’aglio. A mio parere, se fosse per lui, lo metterebbe anche dentro la crema pasticcera. Ha disparati ristoranti in giro per il mondo e in Tv – su Jamie at home -  ci delizia con le sue ricette che prepara con i prodotti del suo orto. In Jamie’s kitchen Australia, invece, segue le vicende di 20 ragazzi con problemi di vario genere che vogliono diventare dei cuochi per un suo nuovo ristorante in quel di Melbourne.

Nigella Lawson: ecco, lei è la causa del mio amore per la cucina (non il fatto di cucinare, bensì per il fatto di mangiare). Nel senso che ogni volta che incrocio i suoi programmi, è inevitabile che il rivoletto di acquolina si presenti all’appello. Che ci sia in programmazione Nigella Express o Nigella Feasts il discorso non cambia. Nigella è un must e comfort food è la definizione esatta per le sue ricette tutt’altro che ipocaloriche. Provare per credere.

Contro

Maurizio Santin: per carità, è bravissimo e non sono io di certo a scoprirlo. Ma lo chef nero è a mio parere troppo presuntuoso e pieno di se. Le ricette che propone sono talmente complesse e piene di ingredienti che anche il più volenteroso ed appassionato personaggio che vuole emulare il bravo Santin perde l’entusiasmo e la voglia di fare qualsiasi dolce. Incredibile che alla fine di ogni puntata dopo un infinità di cose fatte nel giro di mezz’ora che nessun comune mortale può fare con l’attrezzatura casalinga e con metà degli ingredienti preparati il giorno prima,  abbia il coraggio di dire che la ricetta proposta è maledettamente facile. Comunque, il suo programma Dolcemente è da seguire solo per il gusto di vedere un bravo chef pâtissier (si, l’ho copiato) intento a preparare dolci incredibilmente coreografici e direi anche buoni.

Passiamo adesso a vedere i “buoni ed i cattivi” di Alice.

Pro

Luca Montersino: A mio parere è diventato il volto più interessante di tutto il canale. Pasticcere torinese che nel suo programma Peccati di gola riesce a spiegare passo passo e  con una semplicità disarmante tutti i passi per fare un dolce come Iddio comanda. Al contrario del suo collega Santin che usa l’abbattitore di temperatura come se fosse un elettrodomestico usato da chiunque nella quotidianità, il Montersino usa tecniche più semplici e presenta dolci fattibili anche con un semplice forno ed un freezer (di cui lui è innamorato perso).

Gianluca Nosari: Volto direi storico di tutto il canale, è sposato con le pentole in teflon (ossia le antiaderenti). Non c’è una puntata in cui non faccia riferimento alla sua pentola del cuore e ne decanti tutti i pregi ed i vantaggi. Nei suoi programmi, i Menù di Gianluca, e Dolce e salato (insieme a Ivan Bacco e Valentina Gigli) propone ricette semplici ed aggiungerei anche buone. Oltre al teflon ha un amore smisurato nei confronti del cioccolato. Celebre la sua frase “aho, del cioccolato nun sebbutta via gnente”. Peccato (per me) che proponga molto spesso ricette a base di pesce di cui non sono per niente ghiotto. Anzi, se sparisse sarebbe anche meglio.

Luisanna Messeri: personaggiona toscana che nel sua food comedy Il Club delle cuoche, cucina nella sua casa del Mugello i piatti più significativi della cucina italiana. Al suo fianco ad ogni puntata c’è un andirivieni di amiche e di personaggi stravaganti.

Contro

Mattia Poggi: è la brutta copia di Simone Rugiati del Gambero Rosso. Giovane chef che proviene dalla prestigiosa scuola di Gualtiero Marchesi. Il ligure Mattia, conduce Mattia Detto fatto e Mattia detto fatto on tour. E qui ci sarebbero tante cose da dire ma non mi dilungherò molto. Per capire l’odio e l’antipatia che si può provare per Mattia, basta  guardare questo video di 20 secondi che non è altro che lo spot di Mattia detto fatto on tour, programma dove lo chef (per modo di dire, visto che non ha fatto neanche la scuola alberghiera) gira il mondo e scopre ricette dei posti che visita. Na roba nuova insomma.

Inoltre gira voce che Jennifer Lopez e Madonna si siano contese questo personaggino qua per i loro catering durante le tappe italiane dei loro tour o chissà cos’altro. Che culo!

Valentina Gigli: Sarà una cosa strana ma a parte Montersino, i pasticceri in tv c’hanno la puzza sotto il naso e la brava Valentina, essendo pasticcere anche lei, è dentro a questa setta. Nel sito di Alice, si legge che la Valentina in questione è chef pasticcere della classica tradizione italiana e della pasticceria inglese. Insomma, un curriculum che parla da solo. Ci fosse anche n’attimo di simpatia nella personaggia non sarebbe mica male, anzi. Non siamo ai livelli di Mattia detto fatto, ma poco ci manca. La possiamo vedere in tv assieme a Beatricebbocci (o Beatrice Bocci, come meglio credi insomma) e, come detto prima assieme a Gianluca Nosari e Franca Rizzi in Dolce e salato. 

Susy Grossi: dico io: cosa c’entra un’astrologa su un canale di cucina? Ecco, basta dire questo

Csaba dalla Zorza: si, non è un errore, si chiama Csaba. Qui veramente ci sarebbe da dire l’infinito ed oltre su questa personaggia a dir poco urticante. Per capire meglio questa personaggia e il suo programma intitolato , la mia amica Giulia ha scritto un articolo e ha fatto persino un videopost in merito alle gesta eroiche di Csaba riguardanti il bon ton e l’arte dell’apparecchiatura della tavola per un rilassantissimo brunch, una cena informale con 79.000 posate, argenterie di epoca ignota e tovaglie con tovaglioli provenienti da corredi di origine nobile. Potrebbe avere seri malori se per puro caso capitasse in quel della casa della Messeri dove al posto delle posate in argento e il tavolo in oro zecchino, trova stoviglie prese al supermercato grazie ai punti della tessera fedeltà e tovaglia a quadretti bianchi e rossi che neanche i peggiori Bar di Caracas possono avere.  Insomma, il post in questione è tutto da leggere. Io, non posso altro che quotare in pieno tutto ciò che è stato scritto. Qui, tanto per fare un esempio, ecco un video trez chic riguardante la personaggia in questione. Ah dimenticavo…Bon Appetit,

Ecco, queste sono i miei giudizi su alcuni personaggi di Alice e Gambero Rosso. Se tu che leggi sei uno spettatore di questi due canali, sei d’accordo su quello che ho scritto o hai qualcosa in contrario? Aspetto le tue impressioni.

Wi-Fi libero? Si, grazie (e sarebbe anche ora)

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In ogni paese civile che si rispetti, il Wi-Fi libero nelle città è ormai una realtà consolidata. In Italia, ovviamente no. Per questo, L’Espresso ha iniziato una raccolta firme per liberalizzare la rete Wi-Fi in tutto il Belpaese.

Questo che segue è il testo che  il giornale propone:

Da cinque anni lo sviluppo di Internet in Italia è bloccato da una legge oscurantista e antistorica che impone una serie di obblighi burocratici ai pubblici esercizi che vogliono offrire l’accesso alla Rete senza fili. Tra questi, la richiesta di una speciale licenza al questore e l’identificazione degli utenti tramite documento d’identità.
Ciò ha costituito un gigantesco disincentivo a creare reti WiFi nel nostro Paese, che infatti è in fondo a tutte le classifiche europee per l’offerta e l’uso di Internet senza fili.
La norma – che non esiste in nessun Paese democratico – è stata varata come misura antiterrorismo nel 2005 dal ministro Giuseppe Pisanu, ma non risulta abbia mai prevenuto alcun attentato.
In compenso, è ed è stata una concausa primaria per il mancato sviluppo dell’innovazione digitale del nostro Paese.
Lo stesso ex ministro Pisanu, autore della legge, nel 2009 l’ha disconosciuta e ha dichiarato che va superata.
Centinaia di imprenditori, manager, blogger, giornalisti, docenti, esponenti politici di entrambi gli schieramenti e semplici cittadini chiedono da tempo che la norma sia abolita.
Eppure, nata come "transitoria" nel 2005, la legge che tarpa le ali al Web viene ogni anno rinnovata nel cosiddetto Decreto Milleproproghe votato poco prima di Natale.
Chiediamo quindi che nel 2010, prima delle consuete scadenze, il Governo proceda per decreto alla cancellazione della norma in questione (articolo 7 della legge n. 155 del 31 luglio 2005) e che – qualora questo non avvenisse – il Parlamento provveda ad abrogare il medesimo articolo.

Ovviamente quoto tutto quello che è stato scritto e ho firmato anche io questa petizione. Se sei anche tu interessato e sei d’accordo su quanto detto, FIRMA QUESTA PETIZIONE da mandare al nostro bellissimo Parlamento e ai nostri bei politici. Anche se servirà a poco, è già un qualcosa, no?

P.S. Grazie a Rudy Bandiera per la segnalazione

Decessi inaspettati

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Dopo l’improvviso (ma non tanto) doloroso addio del Catorcio, domenica si è dovuto registrare un altro decesso. Ebbene si, il mese di giugno di quest’anno, verrà ricordato da me come un mese doloroso, mentre il Cerd di Treviso lo ricorderà come un mese proficuo. Come dicevo, il decesso in questione è stato quello dello schermo. Uno schermo che non è durato molto come il longevo Catorcio. Ha avuto circa tre anni di vita, quando per un lampo di bontà di pater familias è arrivato come regalo di Natale. Lo schermo in questione, è stato prodotto dalla Packard-Bell e si chiamava Virtuoso. In questo caso, il famoso detto nomen omen (o schermum) non si può di certo accostare all’oggetto hi-tech appena deceduto vista la sua poca durata. Uno schermo che , comunque ha fatto il suo sporco lavoro e che fino a domenica pomeriggio non ha dato nessun segno di male incurabile o di quant’altro. Domenica è stato il giorno fatale. Ho acceso il computer come faccio sempre, ma dopo due secondi l’immagine non c’era più. Da quel momento in poi ho cominciato nuovamente a sudare freddo, mi ero detto che poteva essere il cavo di alimentazione messo male (com’è successo molte volte per giunta) e invece non era niente di tutto questo. La rianimazione è stata avviata più volte ma con il passare dei minuti me ne sono dovuto fare una ragione. Inequivocabile, poi, è stato l’odore quasi nauseabondo di bruciato che proveniva dal pannello posteriore dello schermo. Una morte fulminante, vista la situazione.

Il giorno dopo (e dopo innumerevoli smadonni rivolti a qualunque entità superiore) mi decido ad andare a prendere lo schermo nuovo. Il negozio prescelto è stato Mediaworld, distante solo pochi minuti da Treviso. Appena entrato nel negozio, mi sono fiondato direttamente nel reparto computer. La scelta non è stata così difficile. Il mio budget non doveva superare i 200 € e fra le proposte che mi si presentavano davanti, non ho avuto dubbi. Questa

  • Samsung P2250 Full HD
  • Risoluzione: 1920×1280
  • Schermo: 21,5” wide
  • Contrasto: 50000:1

    Niente da dire: vista l’esperienza più che positiva che ho con i prodotti Samsung, sono andato a botta sicura e devo dire che l’acquisto è ben oltre le mie previsioni. Colori stupendi e nitidezza impressionante. Sul design, beh, puoi giudicare tu se ti piace o meno.

    E con quest’ultimo arrivo, spero che si sia concluso il mese dei decessi tecnologici in casa mia. Io faccio sempre gli scongiuri, ma se c’è qualche lettore che manda maledizioni, lo scoprirò…eccome se lo scoprirò…

    P.S. Hai notato il Rabbid (il coniglio) com’è contento dell’acquisto? Se avesse pagato lui, sarei io più contento di lui di sicuro –.-