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il Gattaccio: il felino mefistofelico

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IMG_0342Gran parte dei lettori che affollano questo blog, sanno che ho un gatto. Un gatto esteticamente bellissimo con due occhi verdi pazzeschi, ma con un difetto. Oltre ad essere maledettamente stronzo, è anche arrogante visto che il più delle vole per tutta la giornata non lo si vede perchè nascosto in qualche angolo della casa e si fa vivo solo nel momento di fare le sue cose e ovviamente all’ora di pranzo/cena. Il personaggino è ormai presente in questa casa da circa 14 anni ed è sempre stato (bene o male) a non salire sui letti, sui divani o sopra i più disparati mobili. Tutto questo è filato liscio fino a qualche anno ossia fin quando mio papà a momenti non poteva ne vedere ne tanto meno accarezzare il signorino. Da qualche tempo a questa parte invece, le cose hanno subito un forte cambio di rotta…Non si sa come, il pater familias ha cominciato a coccolare il gatto (sarà la vecchiaia di entrambi che gli ha fatti avvicinare), a degnarlo di attenzioni e tutto quello che ne consegue. La cosa più grave però, si è verificata nel momento in cui il pater familias (sempre lui) ha cominciato a far assaggiare al quadrupede peloso, il cibo che mangiamo noi comuni mortali. Si è cominciato con il pollo per poi passare ai würstel, di cui va letteralmente matto, ai più impensabili spaghetti al sugo, pasticcio di carne, cotoletta alla milanese. Poi quando va di lusso, si sleccazza anche i vasetti di yoghurt lasciati disgraziatamente lontani dalla pattumiera. Insomma, una cloaca pelosa che deambula. Quello che è incredibile poi, è che il suddetto, è talmente sfacciato che quando capisce che c’è qualcosa che va a genio per il suo stomaco, si precipita direttamente  e scrupolosamente con questo ordine, da mio fratello (che sgancia poco) e da pater familias che è quello che ci casca più facilmente. Quando non vede che nessuno dei due sgancia, è talmente maledetto che da sotto vedi spuntare solo la zampa villosa che cerca di prendere dal piatto quello che gli va più a genio. Questo è quello che accade mentre tutti sono svegli.

Per quanto riguarda la notte, il signorino non da mai motivo di non far sentire la sua presenza, contrariamente a quello che fa durante il giorno nelle ore in cui non si mangia. Non si sa come, in quest’ultimo periodo, ha bisogno di attenzioni notturne. Insomma, è come un vecchio in casa di ricovero. Ha bisogno di qualcuno che sia a suo servizio. Appena si spengono le luci, incomincia a miagolare insistentemente. Le ciabattate, le grida contro il felino non sono servite a niente..anzi…hanno peggiorato la situazione. Quindi l’unica soluzione è prendere il proprio pesante corpo, alzarsi dal letto per trasferirsi in sala da pranzo sul divano di modo da non sentire più quel miagolio mefistofelico quanto scassamaroni. E chi è che secondo te, caro lettore, si alza e va in sala da pranzo, accende la televisione per evitare che il fratello e i due genitori si sveglino? Esatto, ci va il sottoscritto. Da un po’ di tempo a questa parte infatti, ho preso la cattiva abitudine di addormentarmi davanti alla TV ad ore abbastanza scandalose e per di più su canali che fino a qualche tempo fa, mi sarei immaginato di guardare come ad esempio Discovery Real Time o Discovery Travel and Living. Tutto ciò, ovviamente stando sempre con l’orecchio vigile perchè il protagonista di questo mio intervento è sempre pronto a salire sul mobile della cucina, sopra il piano di lavoro della stessa stanza per mangiucchiare qua e la quel poco che rimane sopra, o come ieri sera, senza che me ne accorgessi, è salito sul tavolo per leccare una terrina sporca d’olio d’oliva dove che conteneva degli spaghetti all’olio e formaggio mangiati qualche ora prima di ritorno da una serata fuori casa. Il quadrupede è stato talmente silenzioso (in barba alla sua notevole stazza) e furbo da salire sopra il tavolo senza fare alcun rumore ne nient’altro. Non si sa come, mi sono accorto, e le giornalate non si sono fatte attendere.

Insomma, ogni volta che mi sento dire da qualcuno la frase “ma che gatto bellissimo che hai, è un amore! ma quanto bello e tenero non è?”  penso ad ogni sacrosanto pranzo e/o cena e ad ogni santissima notte in cui il signorino non sia li a svangarmi lo scroto. Se qualcuno dei lettori è interessato ad avere il quadrupede nelle due foto presenti in quest’articolo, si faccia avanti. Si astengano però i vari seguaci di Beppe Bigazzi….Partano le offerte, chi vincerà?

Cioccolata e bancomat, l’accoppiata vincente

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tumblr_kx40dkyiXB1qzvzcjo1_1280Come programmato da tempo, sabato scorso è stato il giorno in cui l’allegra compagnia doveva andare in quel di Palmanova (UD) all’Outlet. Il pomeriggio e la conseguente serata, sono passate via lisce (o quasi)…ma andiamo con ordine.

Il ritrovo, è fissato per le ore 14.30 a casa di Elena. Partiamo senza particolari problemi. Si va via con due macchine: la mitica polo di Sorondo e la ancor più mitica 600 Abarth di Pera. Ci dividiamo nel seguente modo:

Polo:

  • Sorondo 
  • Ciro
  • Paola
  • Roberta
  • Corra

600 Abarth

  • Pera
  • Elena
  • Valentina 
  • Federica

Dopo un oretta circa di autostrada, arriviamo alla meta. Li ci avrebbero attesi anche Angela, Fede e Barbara che sono partiti un ora prima rispetto a noi. Il posto è immenso e i suoi negozi di abbigliamento, accessori, giocattoli, articoli per la casa, ristorazione sono più di 100. Fra questi negozi, quello che a me interessava più vedere, era quello della Lindt di cui il buon Pera mi ha sempre parlato benissimo per l’infinita varietà di cioccolato, e per i prezzi più bassi rispetto ad un negozio normale. Scalpito per entrare dentro a quel negozio, ma prima decidiamo del negozio della perdizione, ci addentriamo in un esercizio commerciale di abbigliamento in cui le donne della combriccola featuring Pera, guardano attentamente la merce esposta per un eventuale acquisto. Io, Sorondo e Fede, invece, non resistiamo neanche 2 minuti li dentro e decidiamo di uscire. La meta è lui. Il negozio peccaminoso, godurioso, distruttivo. Eccolo davanti a noi. Entriamo e davanti ai nostri occhi ecco presentarsi il paradiso. Montagne di cioccolatini, tavolette di ogni tipo di cioccolato: fondente, al latte, ripieno, al liquore, alle nocciole…mancava solo quello al gusto mortadella e c’era tutto. Oltre alla cioccolata, il negozio era fornito anche di una gelateria. Sorondo  non riesce a resistere al diavolo tentatore travestito da commessa e si prendono un mega cono due palline che non so ancora il perchè, ho lasciato li. Giriamo in lungo ed in largo il negozio e decidiamo di tornarci più tardi. Nel frattempo, il gruppo si è ancora più diviso…chi da una parte e chi da un altra, ma fatto sta che bene o male ci si ritrova nuovamente al negozio della perdizione. Questo è il momento della verità. Comprare a più non posso. Mi dirigo verso il muro dove sono esposte una quantità industriali le tavolette. C’è veramente l’imbarazzo della scelta. Non mi resta che chiamare mio papà e chiedere che gusti preferiva in quanto la spesa di tutto sarebbe stata equamente divisa. E’ dura decidere ma alla fine decido per i seguenti gusti:

  1. fragola
  2. ciliegia
  3. pistacchio
  4. zenzero
  5. irish coffee
  6. pera williams (liquore)
  7. ciliegia (liquore)
  8. cognac

Sono contentissimo della scelta. Faccio due conti in tasca e bene o male capisco che l’ammontare totale è di circa 30€. Non appena mi rendo conto della cifra, ho giusto quegli attimi di sconforto e di terrore nel pensare ai miei soldi che volano così come se niente fosse nelle incredibili casse della Lindt… ma mi faccio coraggio e mi dirigo verso la cassa. Con me c’è anche Sorondo che ha comprato dei cioccolatini sfusi. E’ il mio turno e la cassiera passa le mie goduriose tavolette sul raggio ad infrarossi. Ecco il totale: 27.70€. Senza indugi, sfoggio il mio luccicantissimo bancomat e si avviano le procedure di pagamento. E qui arriva il bello. Non mi ricordo più il pin. Il terrore misto figura di cacca è a livello altissimo. Sono li che cerco disperatamente di ricordarmi il codice, ma non mi viene in mente. La cassiera è li con una faccia che diceva: “vuoi muoverti che ci sono altre persone dietro di te che devono darmi soldi?” ed anche: “guarda sto coglione che va in giro con il bancomat e non si ricorda neanche il pin”. Mi giro verso tutti gli altri che avevano già pagato e aspettavano me per uscire, e dico che non mi ricordo il codice. Li scatta la risata generale e nel mentre cerco di fare memoria locale per ricordarmi la sequenza giusta. La commessa, vista la manifesta inferiorità, mi dice di farmi da parte per spillare i soldi agli altri clienti e nel momento in cui mi fosse tornata in mente la sequenza magica,di tornare. Mi faccio da parte come suggerito e come un coglione sono li con lo sguardo per aria e il dito che cerca di fare la sequenza giusta. Fede, nel frattempo è dovuto andare via per impegni di lavoro, ma l’unica cosa che ho potuto notare, è stata la sua aria divertita nel vedermi in palese difficoltà. Da qualche personaggio mi arriva un suggerimento: “chiama a casa e fatti dire il codice”… il problema è che il codice lo so solo io e il foglietto della banca è disperso nei meandri dei miei cassetti e sicuramente mia mamma o chi per essa non sarebbero riusciti a trovarlo. Pur di tagliar corto, mi è stato detto che i soldi mi sarebbero stati anticipati e che poi sarebbero potuti tornare con calma. Io scioccamente rifiuto e continuo con il dito a mimare la sequenza magica. Di li, mi faccio coraggio e torno alla cassa. L’addetta ripassa tutti i prodotti che avevo portato e riecco il totale. Ecco di nuovo il bancomat e il codice. Sono sicuro, è quello giusto, non resta che aspettare la conferma dal pos. Le scritte che appaiono sullo schermo non sono per niente confortanti: “chiamata in corso” e “numero occupato, ritento”. Lo sconforto sale ancora di più e la cassiera mi fa: “ strano che faccia così, di solito fa subito”. Brutta maiala, ma un attimo di conforto ad un tuo cliente non lo dai mai? Dopo 3 tentativi di richiamata ecco che l’autorizzazione arriva e lo scontrino esce. Non appena la personaggia strappa lo scontrino mi si rivolge con un sorriso a 56 denti e conclude il rapporto dicendomi: “ecco a te!”. RIngraziandola e scusandomi ancora per averle fatto perdere del tempo prezioso, mi rincuora (solo perchè ho pagato, mica per altro) dicendomi: “ma non preoccuparti, sai quante volte che capita a me?” Ah bene, allora non sono l’unico coglione in giro, ci sei anche tu a farmi compagnia. Ottimo! Annuendo con un sorriso, risaluto e ce ne andiamo tutti. Il pomeriggio, poi, contunua sempre all’interno dell’outlet dove giriamo per un numero indefinito di negozi, per poi ritrovarci tutti poco prima dell’orario di chiusura, vicino all’uscita. La serata è poi continuata a casa di Elena per una cena in tranquillità dove poi all’allegra combriccola si sono aggiunti Stefano e Tommy. Fra risate e le solite vaccate, si fanno più o meno le 2 e il meteo ci riserva una tempesta di neve a dir poco scoraggiante. Arrivo a casa, sano e salvo attorno alle 2.15 circa, contento per il pomeriggio passato in compagnia, un pò meno per la scenetta tragicomica con la cassiera .

La prossima tappa che abbiamo programmato sarà Bassano del Grappa (VI) il 13/2, Sono proprio curioso di sapere cosa succederà

il bricco della discordia

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Tieni bene in mente questa immagine perchè è la causa di una disgrazia sfiorata che adesso andrò a raccontarti…martedi 2 giugno, festa della repubblica, con gli amici si decide, dopo varie peripezie di andare in quel della campagna trevigiana presso la casa di un’amica che gentilmente ha offerto la casa per passare un pomeriggio in allegria…non essendoci niente in casa (un rustico) si decide di portare tutti qualcosa o da mangiare o da bere…essendo però giorno di festa, il problema principale è trovare qualcosa da portare in quanto il 99% dei negozi è sicuramente chiuso. Decido di dare un occhiata in cucina e aprendo i vari armadi e il sempre sconsolato frigo, noto che l’umore dei vari mobili/elettrodomestici non è dei più allegri quindi decido che l’unica cosa che posso fare è quella di fare il caffè. da subito trovo l’idea geniale quindi non mi resta altro che trovare un thermos e fare il caffè per circa 10 persone. Il thermos non si nasconde più di tanto e viene fuori praticamente subito…il morale è alto in quanto si è trovata la soluzione al "problema" che si era posto vedendo la desolazione dell’armadio..il caffè sgorga dalla caffettiera che è un piacere e l’odore dello stesso è talmente intenso e pieno che non vedo l’ora di partire ed arrivare alla meta per godere assieme agli amici della bevanda magica. L’ora della partenza è sempre più vicina, quindi non mi resta altro che preparare lo zaino con le cose da portare via che sono:

  • macchina fotografica
  • portafogli (anche lui desolatamente vuoto)
  • ipod
  • caricabatterie per ipod

(tutta la roba citata nell’elenco è andata a finire dentro il marsupio per una questione di comodità)
non resta che riempire lo zaino con il bricco del caffè, merendine varie, un dolcettino e un pacco di grissini che sono stati trovati quasi per puro miracolo. Prima di riempire lo zaino però, per sicurezza, chiedo alla sventurata di mia mamma se era sicura che il bricco disgraziatamente potesse aprirsi nello zaino…la risposta dell’appena citata è stata: "ma cosa vuoi che si apra il bricco, non vedi il tappo che a momenti non si toglie? comunque per sicurezza lo mettiamo dentro un sacchetto di plastica che così sei più sicuro".RInfrancato dalle parole materne, metto il bricco e il mangime vario nello zaino, prendo gli occhiali da sole e mi dirigo verso la fermata del bus. Facendo la poca strada che mi separa dalla fermata, ho il timore che possa succedere l’irreparabile, ma ho ancora in mente il volto che ispira sicurezza di mia mamma che mi ha convinto che tutto andrà per il verso giusto….arrivo alla fermata e appoggio lo zaino sulla panca e il mio naso percepisce un intenso odore di caffè..alchè penso: " e tutto stò odore di caffè da dove viene fuori? non sarà mica da qualche casa qui vicino…non è possibile…ma non è neanche possibile che venga dallo zaino..il bricco è chiuso e per di più è avvolto dalla borsetta di plastica" apro lo zaino con un certo timore e l’odore è ancora più intenso…ma non c’è alcuna traccia di caffè…metto la mano sulla parte sotto dello zaino ed ecco il misfatto: una chiazza enorme di bevanda di origine brasileira nel mio zaino che velocemente ha macchiato anche il cemento della fermata…comincia la sagra della bestemmia e il mio primo pensiero va al marsupio e al caricabatterie che inconsciamente avevo lasciato fuori dal marsupio che ovviamente è zeppo di caffè. l’unica cosa che posso fare, è tornare a casa e inveire contro la mater securitas e mostrare il danno. l’autobus passa, quindi il ritardo sarà (sembra) inevitabile. arrivo a casa e mostro l’accaduto a mia mamma che dopo qualche secondo sentenzia che il bricco, l’ultima volta che è stato pulito, è stato montato male e che quindi ha perso il liquido all’interno. traduzione: guardando la foto dell’aggeggio diabolico, la parte bianca sotto, si svita per facilitare la pulizia…quella, in pratica è stata avvitata male e ha fatto perdere il caffè nel mio malcapitato zaino e caricabatterie. non mi resta altro che prendere un altra borsa di plastica, mettere tutto quello che avevo dentro e ripartire con il bus successivo che, per fortuna, mi ha fatto arrivare comunque in orario. Per la cronaca la giornata è stata assolutamente positiva e divertente. Secondo te poteva mancare un qualcosa che non mi faceva passare la giornata in maniera tranquilla? -.-