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Cronaca di un colloquio di lavoro avventuroso

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I colloqui di lavoro sono una gran rottura di palle. Se si vuole (ri)cominciare a fare qualcosa, questi sono un ostacolo non indifferente da subire e sorpassare. Per quanto riguarda il sottoscritto, la difficoltà è doppia visto che per raggiungere i luoghi dove si svolgono queste “chiacchierate” non sono ne a un paio di capriole da casa ne facilmente raggiungibili da uno che ancora non ha modo di muoversi in maniera autonoma. L’articolo che sto per scrivendo, vuole narrare le avventure che ho dovuto affrontare per recarmi ad un colloquio a Casale sul Sile presso una ditta che cerca personale da aggiungere a quello attuale. Vedendo l’annuncio su internet, non ho esitato a mandare il mio curriculum vitae per poi sperare in una chiamata per una chiacchierata con i responsabili di questa azienda. Qui sotto, potrai vedere la cartina con il percorso che ho dovuto fare per recarmi al posto in questione.

Da come si vede dalla cartina, il luogo non è lontano e devo dire che con il mezzo pubblico (per il viaggio d’andata non è così proibitivo – anzi – visto che in più o meno 20 minuti si è li. Ma andiamo con ordine: tutto incomincia martedì mattina quando inaspettatamente suona il telefono. Dal numero che appariva sullo schermo non riuscivo a capire chi potesse esserci dall’altra parte della cornetta visto che il prefisso era di un numero di Bologna. Rispondo alla chiamata e dopo un attimo capisco che la chiamata mi arriva grazie al fatto che ho inviato il mio curriculum a questa azienda per un lavoro. Dopo alcune domande della personaggia in questione, arriviamo al succo del discorso che non è altro che un’ora, un giorno ed una data per questo incontro che è fissato per venerdì alle ore 14.30. Subito dopo aver chiuso il telefono, cominciano le paure su come poter tornare a casa nel caso in cui ci fosse un’assunzione visto che gli orari di lavoro non sono così agevoli e la zona non è così servita da Trenitalia ne da La Marca Autoservizi (le corriere blu, tanto per intenderci). Faccio due calcoli: di tre offerte di lavoro presenti per cui ho scritto, una ha un orario part-time (17-21), una full-time (14-22) e un’altra non si sa. Comincio a spulciare ben bene il sito di Trenitalia guardando gli orari del treno che possono fare al caso mio: l’unico treno che mi potrebbe andare bene è quello delle 21:26 (via Mestre) che arriva a Treviso alle 22.33. Per quanto riguarda la corriera, non c’è via di scampo visto che l’ultima verso la mia bella città passa da quelle parti qualche minuto prima delle 20. Ma c’è un altro problema: la stazione del treno, dista circa 3.5 chilometri dal posto in questione, quindi dovrei procurarmi una bicicletta e fare molto esercizio fisico in quanto la pedalata nelle condizioni in cui sono, potrebbe essermi fatale. Le uniche soluzioni per tornare indietro sono queste, altre non cene sono. Abbastanza sconfortato da tutto ciò, penso che dovrò far presente il problema durante il colloquio e sperare che l’intervistatore/ice mi venga in contro, ma non h molte speranze in merito. Arriva dunque venerdì: la partenza da casa è fissata per le 13.06 da casa per dirigermi verso la stazione delle corriere dove mi aspetta il bus delle 13.45 in direzione Portegrandi (non lontanissimo da Jesolo). Arrivo alla biglietteria e senza indugi chiedo un biglietto di andata e di ritorno per Casale sul Sile per un costo complessivo di 4.5 €. Salgo in corriera, timbro il biglietto e chiedo gentilmente all’autista che si sta facendo bellamente i fatti suoi con un fiammante iPhone 4, informazioni circa la fermata più vicina all’azienda in cui mi devo recare: il soggetto mi dice molto gentilmente che mi dirà lui quando scendere e così facendo, inizia il viaggio in perfetta puntualità. Dopo circa venti minuti di viaggio, l’autista mi fa cenno che la fermata dopo quella che abbiamo passato è la mia: la meta si sta avvicinando e il colloquio è ormai ad un passo..come al solito incomincia l’agitazione ed allo stesso tempo la curiosità circa quello che potrebbe venire fuori da questo incontro. Scendo dalla corriera e mi dirigo al posto; mi presento e dico alla segretaria alla reception di avere un colloquio di lavoro per le 14.30; l’impiegata mi fa accomodare e dopo 15 minuti circa di snervante attesa ecco che incomincia tutto. Il colloquio non è niente di eccezionale, un colloquio classico insomma dove mi viene chiesto quello che ho fatto e che non ho fatto, dove mi si spiega che cosa dovrei fare nell’eventualità venissi preso e tutto quello che si può dire in un classico colloquio di lavoro. Le offerte che mi sono state proposte sono quelle che ho descritto qualche riga fa e in più mi vengono spiegate le mansioni della figura professionale di cui non si sapeva l’orari odi lavoro. Durante la chiacchierata emerso che per quel tipo di lavoro è previsto un turno di mattina dalle 11 alle 13 ed uno pomeridiano dalle 16 alle 20. Conveniamo entrambi che vista la situazione degli orari e dei mezzi possa essere la soluzione migliore. Mi viene però detto che per quella figura, il contratto sarebbe a tempo determinato in quanto sarebbe solo per una sostituzione maternità. Senza nessun dubbio, ho risposto che mi andrebbe comunque bene e che il fatto di un contratto part-time non mi sarebbe un problema. Dopo più o meno un quarto d’ora di chiacchierata, mi viene chiesto di andare in un’altra stanza dove c’è un computer e per fare una prova di “abilità” e velocità di scrittura alla tastiera. La prova se così vogliamo chiamarla non mi da particolari problemi e in un tempo relativamente breve, stampo il tutto e consegno il foglio alla mia “intervistatrice”. Fine del colloquio, saluto e ringrazio rimando d’accordo di rimanere in attesa di una chiamata per sapere ‘esito positivo o negativo dell’incontro. Da qui comincia la vera e propria avventura per il ritorno a casa. Esco dall’edificio e mi dirigo verso la fermata della corriera: giusto 15 secondi dopo, ecco che in lontananza vedo un mezzo doppio di colore blu sfrecciare in direzione Treviso. Si, è proprio lei la corriera che dovevo prendere. Bestemmiando in qualsiasi lingua, con le mani in testa mi dirigo sconsolato verso la fermata e arrivando vedo che la corriera dopo è segnata un’ora e tre quarti più tardi; senza alcun dubbio, mi metto in marcia verso la stazione dei treni di Quarto d’Altino che come detto prima, dista 3,5 km da dove sono. Comincio a camminare e la temperatura non è così bassa come speravo… il problema è che furbo come sono, ho addosso un giubbotto che va bene quando le temperature sono di 6/7 gradi più basse. Con il sole che picchia abbastanza forte per essere febbraio e il montone sotto forma di giubbotto, formo sopra di me un microclima degno della miglior foresta tropicale brasiliana dove qualsiasi tipo di muschio (anche il più raro) crescerebbe. Soluzioni non ce ne sono: togliere il giubbotto sarebbe stato un suicidio visto che ha un volume non inferiore al mio, e un suicidio in quanto se fosse arrivata un attimo d’aria mi avrebbe preso sicuramente preso il mio evidente quanto fragile stomaco con le conseguenza che chiaramente puoi immaginare. La strada è lunghissima, passo il cartello che divide le province di Treviso e Venezia e mi dirigo verso il centro di Quarto d’Altino: il caldo ormai fa parte di me e non riesco a togliermelo di dosso. Sono anche un attimo spaesato in quanto quella strada a piedi non l’avevo mai fatta e ovviamente a quell’ora non c’è un cane a cui chiedere informazioni. Continuo imperterrito verso il centro del paese e più mi avvicino più il genere umano si presenta davanti ai miei occhi: decido di chiedere informazioni ad un signore che mi dice di andare ancora dritto per qualche minuto e poi girare a destra. Lo ringrazio calorosamente vista la mia temperatura e continuo a camminare. Finalmente trovo la tanto agoniata via Stazione ma di binari e stazioni non ne vedo. La strada sembra anche questa infinita e non capendo come possa esserci una stazione nelle vicinanze chiedo ancora delucidazioni ad un vecchio di passaggio che mi indica la retta via che mi rimane per raggiungere la meta. Sono 5 minuti di strada in più a piedi e finalmente scorgo la sagoma della stazione; ma c’è un altro problema: il biglietto. Visto che da Treviso pensavo di andare e di tornare con la corriera, ovviamente non ho pensato all’eventualità di perdere la corriera e di prendere sto benedetto treno e ho fatto un biglietto andata e ritorno. Arrivo alla stazione e sento l’autoparlante che annuncia l’arrivo del regionale delle 16:52 per Mestre, ossia quello che dovevo prendere io. Cerco una macchinetta per fare i biglietti e ne trovo ben 2… ovviamente fuori uso con tanto di nastro rosso che forma una x in pieno stile Trenitalia. Decido di salire in treno senza biglietto e nel caso in cui si fosse presentato il controllore avrei detto delle macchinette rotte. Fortuna vuole che mentre arrivo al binario, ci sia il treno li ad aspettarmi a porte aperte con il capotreno che mi guarda. Colgo l’occasione per far presente di essere senza biglietto a causa delle macchinette rotte e lui mi dice di salire senza problemi e che il biglietto verrà fatto da lui. Rassicurato dal capo treno, lo seguo e mi siedo pensando che in tasca ho solo 5€ e che se dovesse esserci la maggiorazione ce l’avrei avuta nel tunnel (per non dire nel culo, ecco). Il capo treno mi chiede dove dovevo andare e rispondendo Treviso, cala il gelo per qualche secondo. Il personaggio griffato Trenitalia scrive, scrive ed ancora scrive fino a che non arriva il verdetto: 2,95 €; con somma gioia pago il biglietto e mi godo quel poco di viaggio che mi rimane fino alla tappa intermedia di Mestre tentando di far sparire i muschi e i licheni che avevo fatto crescere grazie alla temperatura tropicale e al giubbotto da polo nord. Il primo treno è andato, scendo alla stazione mestrina ed anche qui il colpo di fortuna di arrivare in contemporanea con l’interregionale verso Trieste delle 17:16: non mi resta che andare nel sottopasso e andare verso il terzo binario. Ecco il treno che arriva, mi piazzo davanti ad una porta e salgo sul treno e noto che ci sono dei posti vuoti nella carrozza in cui sono appena entrato e i posti sulle porte stranamente pieni. Non curante di tutto ciò, non esito nel sedermi su un posto lasciato li incustodito e il viaggio (chiamarlo viaggio è un pochino troppo, lo so) continua. Mi rendo conto che il treno appena preso è un interregionale quindi non ferma in quel di Mogliano Veneto e contento di tutto ciò mi vedo già a casa spaparanzato sul divano se non fosse per l’arrivo di un altro controllore che già dal fondo della carrozza comincia a distribuire multe come Babbo Natale fa con le caramelle ai bambini durante le feste. Io sotto questo punto di vista non ho alcun problema perché il biglietto ce l’ho ma non ho notato un piccolo particolare: sono in prima classe. Ecco che capisco il perché ci fossero i posti fra uno scompartimento e l’altro pieni come un uovo e la carrozza in cui ero io era quasi vuota. Non ho alcuna voglia di alzarmi e se per caso il controllore dovesse giustamente farmi notare che devo alzare le mie pesanti terga a causa del biglietto non corretto, non farei alcuna opposizione e me ne andrei… ma così non è stato: il controllore mi guarda e non si sa perché mi saluta e non mi chiede di porgere il biglietto e va verso il passeggero davanti a me che per sua sfortuna ha preso il treno sbagliato e ha con se il biglietto sbagliato per Trieste) di prima classe visto che con quello che aveva poteva fare (parole del controllore) 62 km in meno rispetto a quello pagato con quel biglietto e pagare 12,37€ in più aggiungendo che è stato fortunato visto che nel Veneto, la sovrattassa del biglietto è di soli 5€ mentre nel Friuli la sovrattassa arriva a 50€. Io me ne sono stato zitto zitto fino a quando non siamo arrivati alla stazione di Mogliano Veneto, dove la parte onesta di me ha pensato che forse sarebbe stato meglio alzare le chiappe dalla prima classe per evitare la classica figura di escremento del pezzente che va in prima classe con un biglietto di seconda, oltretutto per un viaggio di 20 minuti. Così è stato: prima che il treno ripartisse mi sono alzato e mi sono diretto verso le porte dove a farmi compagnia c’era una gnoccolona da paura e 3 loschi personaggi con chiaro accento balcanico. Facendo finta di niente, tengo d’occhio i tre personaggi perché non si sa mai ed uno dei tre comincia a fissarmi: lo guardo, e faccio una volta, la seconda è ancora li che mi fissa, e alla terza faccio un cenno con la testa e con un sorriso come per dire “mbeh, vuoi un autografo con dedica o giri cortesemente il tuo sguardo da cernia morta altrove?” Il losco, comincia anche lui a ridere e continua a parlare con i suoi due amici con questo accento foresto con cui sicuramente mi ha ricoperto di complimenti ed onoreficenze, ma fortunatamente finisce tutto li. Arrivo finalmente a Treviso e riesco anche qui con un colpo di fortuna a prendere subito il bus che dopo 15 minuti mi fa scendere dritto dritto a casa.

Insomma, il colloquio non so come sia andato realmente, ma una cosa è certa: entro due settimane saprò l’esito o positivo o negativo. Resta solo che incrociare le dita. E un’altra avventura si è conclusa nel migliori dei modi, per adesso. Spero solo che arrivi il tanto atteso lieto fine.

il Gattaccio: il felino mefistofelico

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IMG_0342Gran parte dei lettori che affollano questo blog, sanno che ho un gatto. Un gatto esteticamente bellissimo con due occhi verdi pazzeschi, ma con un difetto. Oltre ad essere maledettamente stronzo, è anche arrogante visto che il più delle vole per tutta la giornata non lo si vede perchè nascosto in qualche angolo della casa e si fa vivo solo nel momento di fare le sue cose e ovviamente all’ora di pranzo/cena. Il personaggino è ormai presente in questa casa da circa 14 anni ed è sempre stato (bene o male) a non salire sui letti, sui divani o sopra i più disparati mobili. Tutto questo è filato liscio fino a qualche anno ossia fin quando mio papà a momenti non poteva ne vedere ne tanto meno accarezzare il signorino. Da qualche tempo a questa parte invece, le cose hanno subito un forte cambio di rotta…Non si sa come, il pater familias ha cominciato a coccolare il gatto (sarà la vecchiaia di entrambi che gli ha fatti avvicinare), a degnarlo di attenzioni e tutto quello che ne consegue. La cosa più grave però, si è verificata nel momento in cui il pater familias (sempre lui) ha cominciato a far assaggiare al quadrupede peloso, il cibo che mangiamo noi comuni mortali. Si è cominciato con il pollo per poi passare ai würstel, di cui va letteralmente matto, ai più impensabili spaghetti al sugo, pasticcio di carne, cotoletta alla milanese. Poi quando va di lusso, si sleccazza anche i vasetti di yoghurt lasciati disgraziatamente lontani dalla pattumiera. Insomma, una cloaca pelosa che deambula. Quello che è incredibile poi, è che il suddetto, è talmente sfacciato che quando capisce che c’è qualcosa che va a genio per il suo stomaco, si precipita direttamente  e scrupolosamente con questo ordine, da mio fratello (che sgancia poco) e da pater familias che è quello che ci casca più facilmente. Quando non vede che nessuno dei due sgancia, è talmente maledetto che da sotto vedi spuntare solo la zampa villosa che cerca di prendere dal piatto quello che gli va più a genio. Questo è quello che accade mentre tutti sono svegli.

Per quanto riguarda la notte, il signorino non da mai motivo di non far sentire la sua presenza, contrariamente a quello che fa durante il giorno nelle ore in cui non si mangia. Non si sa come, in quest’ultimo periodo, ha bisogno di attenzioni notturne. Insomma, è come un vecchio in casa di ricovero. Ha bisogno di qualcuno che sia a suo servizio. Appena si spengono le luci, incomincia a miagolare insistentemente. Le ciabattate, le grida contro il felino non sono servite a niente..anzi…hanno peggiorato la situazione. Quindi l’unica soluzione è prendere il proprio pesante corpo, alzarsi dal letto per trasferirsi in sala da pranzo sul divano di modo da non sentire più quel miagolio mefistofelico quanto scassamaroni. E chi è che secondo te, caro lettore, si alza e va in sala da pranzo, accende la televisione per evitare che il fratello e i due genitori si sveglino? Esatto, ci va il sottoscritto. Da un po’ di tempo a questa parte infatti, ho preso la cattiva abitudine di addormentarmi davanti alla TV ad ore abbastanza scandalose e per di più su canali che fino a qualche tempo fa, mi sarei immaginato di guardare come ad esempio Discovery Real Time o Discovery Travel and Living. Tutto ciò, ovviamente stando sempre con l’orecchio vigile perchè il protagonista di questo mio intervento è sempre pronto a salire sul mobile della cucina, sopra il piano di lavoro della stessa stanza per mangiucchiare qua e la quel poco che rimane sopra, o come ieri sera, senza che me ne accorgessi, è salito sul tavolo per leccare una terrina sporca d’olio d’oliva dove che conteneva degli spaghetti all’olio e formaggio mangiati qualche ora prima di ritorno da una serata fuori casa. Il quadrupede è stato talmente silenzioso (in barba alla sua notevole stazza) e furbo da salire sopra il tavolo senza fare alcun rumore ne nient’altro. Non si sa come, mi sono accorto, e le giornalate non si sono fatte attendere.

Insomma, ogni volta che mi sento dire da qualcuno la frase “ma che gatto bellissimo che hai, è un amore! ma quanto bello e tenero non è?”  penso ad ogni sacrosanto pranzo e/o cena e ad ogni santissima notte in cui il signorino non sia li a svangarmi lo scroto. Se qualcuno dei lettori è interessato ad avere il quadrupede nelle due foto presenti in quest’articolo, si faccia avanti. Si astengano però i vari seguaci di Beppe Bigazzi….Partano le offerte, chi vincerà?

Cioccolata e bancomat, l’accoppiata vincente

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tumblr_kx40dkyiXB1qzvzcjo1_1280Come programmato da tempo, sabato scorso è stato il giorno in cui l’allegra compagnia doveva andare in quel di Palmanova (UD) all’Outlet. Il pomeriggio e la conseguente serata, sono passate via lisce (o quasi)…ma andiamo con ordine.

Il ritrovo, è fissato per le ore 14.30 a casa di Elena. Partiamo senza particolari problemi. Si va via con due macchine: la mitica polo di Sorondo e la ancor più mitica 600 Abarth di Pera. Ci dividiamo nel seguente modo:

Polo:

  • Sorondo 
  • Ciro
  • Paola
  • Roberta
  • Corra

600 Abarth

  • Pera
  • Elena
  • Valentina 
  • Federica

Dopo un oretta circa di autostrada, arriviamo alla meta. Li ci avrebbero attesi anche Angela, Fede e Barbara che sono partiti un ora prima rispetto a noi. Il posto è immenso e i suoi negozi di abbigliamento, accessori, giocattoli, articoli per la casa, ristorazione sono più di 100. Fra questi negozi, quello che a me interessava più vedere, era quello della Lindt di cui il buon Pera mi ha sempre parlato benissimo per l’infinita varietà di cioccolato, e per i prezzi più bassi rispetto ad un negozio normale. Scalpito per entrare dentro a quel negozio, ma prima decidiamo del negozio della perdizione, ci addentriamo in un esercizio commerciale di abbigliamento in cui le donne della combriccola featuring Pera, guardano attentamente la merce esposta per un eventuale acquisto. Io, Sorondo e Fede, invece, non resistiamo neanche 2 minuti li dentro e decidiamo di uscire. La meta è lui. Il negozio peccaminoso, godurioso, distruttivo. Eccolo davanti a noi. Entriamo e davanti ai nostri occhi ecco presentarsi il paradiso. Montagne di cioccolatini, tavolette di ogni tipo di cioccolato: fondente, al latte, ripieno, al liquore, alle nocciole…mancava solo quello al gusto mortadella e c’era tutto. Oltre alla cioccolata, il negozio era fornito anche di una gelateria. Sorondo  non riesce a resistere al diavolo tentatore travestito da commessa e si prendono un mega cono due palline che non so ancora il perchè, ho lasciato li. Giriamo in lungo ed in largo il negozio e decidiamo di tornarci più tardi. Nel frattempo, il gruppo si è ancora più diviso…chi da una parte e chi da un altra, ma fatto sta che bene o male ci si ritrova nuovamente al negozio della perdizione. Questo è il momento della verità. Comprare a più non posso. Mi dirigo verso il muro dove sono esposte una quantità industriali le tavolette. C’è veramente l’imbarazzo della scelta. Non mi resta che chiamare mio papà e chiedere che gusti preferiva in quanto la spesa di tutto sarebbe stata equamente divisa. E’ dura decidere ma alla fine decido per i seguenti gusti:

  1. fragola
  2. ciliegia
  3. pistacchio
  4. zenzero
  5. irish coffee
  6. pera williams (liquore)
  7. ciliegia (liquore)
  8. cognac

Sono contentissimo della scelta. Faccio due conti in tasca e bene o male capisco che l’ammontare totale è di circa 30€. Non appena mi rendo conto della cifra, ho giusto quegli attimi di sconforto e di terrore nel pensare ai miei soldi che volano così come se niente fosse nelle incredibili casse della Lindt… ma mi faccio coraggio e mi dirigo verso la cassa. Con me c’è anche Sorondo che ha comprato dei cioccolatini sfusi. E’ il mio turno e la cassiera passa le mie goduriose tavolette sul raggio ad infrarossi. Ecco il totale: 27.70€. Senza indugi, sfoggio il mio luccicantissimo bancomat e si avviano le procedure di pagamento. E qui arriva il bello. Non mi ricordo più il pin. Il terrore misto figura di cacca è a livello altissimo. Sono li che cerco disperatamente di ricordarmi il codice, ma non mi viene in mente. La cassiera è li con una faccia che diceva: “vuoi muoverti che ci sono altre persone dietro di te che devono darmi soldi?” ed anche: “guarda sto coglione che va in giro con il bancomat e non si ricorda neanche il pin”. Mi giro verso tutti gli altri che avevano già pagato e aspettavano me per uscire, e dico che non mi ricordo il codice. Li scatta la risata generale e nel mentre cerco di fare memoria locale per ricordarmi la sequenza giusta. La commessa, vista la manifesta inferiorità, mi dice di farmi da parte per spillare i soldi agli altri clienti e nel momento in cui mi fosse tornata in mente la sequenza magica,di tornare. Mi faccio da parte come suggerito e come un coglione sono li con lo sguardo per aria e il dito che cerca di fare la sequenza giusta. Fede, nel frattempo è dovuto andare via per impegni di lavoro, ma l’unica cosa che ho potuto notare, è stata la sua aria divertita nel vedermi in palese difficoltà. Da qualche personaggio mi arriva un suggerimento: “chiama a casa e fatti dire il codice”… il problema è che il codice lo so solo io e il foglietto della banca è disperso nei meandri dei miei cassetti e sicuramente mia mamma o chi per essa non sarebbero riusciti a trovarlo. Pur di tagliar corto, mi è stato detto che i soldi mi sarebbero stati anticipati e che poi sarebbero potuti tornare con calma. Io scioccamente rifiuto e continuo con il dito a mimare la sequenza magica. Di li, mi faccio coraggio e torno alla cassa. L’addetta ripassa tutti i prodotti che avevo portato e riecco il totale. Ecco di nuovo il bancomat e il codice. Sono sicuro, è quello giusto, non resta che aspettare la conferma dal pos. Le scritte che appaiono sullo schermo non sono per niente confortanti: “chiamata in corso” e “numero occupato, ritento”. Lo sconforto sale ancora di più e la cassiera mi fa: “ strano che faccia così, di solito fa subito”. Brutta maiala, ma un attimo di conforto ad un tuo cliente non lo dai mai? Dopo 3 tentativi di richiamata ecco che l’autorizzazione arriva e lo scontrino esce. Non appena la personaggia strappa lo scontrino mi si rivolge con un sorriso a 56 denti e conclude il rapporto dicendomi: “ecco a te!”. RIngraziandola e scusandomi ancora per averle fatto perdere del tempo prezioso, mi rincuora (solo perchè ho pagato, mica per altro) dicendomi: “ma non preoccuparti, sai quante volte che capita a me?” Ah bene, allora non sono l’unico coglione in giro, ci sei anche tu a farmi compagnia. Ottimo! Annuendo con un sorriso, risaluto e ce ne andiamo tutti. Il pomeriggio, poi, contunua sempre all’interno dell’outlet dove giriamo per un numero indefinito di negozi, per poi ritrovarci tutti poco prima dell’orario di chiusura, vicino all’uscita. La serata è poi continuata a casa di Elena per una cena in tranquillità dove poi all’allegra combriccola si sono aggiunti Stefano e Tommy. Fra risate e le solite vaccate, si fanno più o meno le 2 e il meteo ci riserva una tempesta di neve a dir poco scoraggiante. Arrivo a casa, sano e salvo attorno alle 2.15 circa, contento per il pomeriggio passato in compagnia, un pò meno per la scenetta tragicomica con la cassiera .

La prossima tappa che abbiamo programmato sarà Bassano del Grappa (VI) il 13/2, Sono proprio curioso di sapere cosa succederà

il bricco della discordia

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Tieni bene in mente questa immagine perchè è la causa di una disgrazia sfiorata che adesso andrò a raccontarti…martedi 2 giugno, festa della repubblica, con gli amici si decide, dopo varie peripezie di andare in quel della campagna trevigiana presso la casa di un’amica che gentilmente ha offerto la casa per passare un pomeriggio in allegria…non essendoci niente in casa (un rustico) si decide di portare tutti qualcosa o da mangiare o da bere…essendo però giorno di festa, il problema principale è trovare qualcosa da portare in quanto il 99% dei negozi è sicuramente chiuso. Decido di dare un occhiata in cucina e aprendo i vari armadi e il sempre sconsolato frigo, noto che l’umore dei vari mobili/elettrodomestici non è dei più allegri quindi decido che l’unica cosa che posso fare è quella di fare il caffè. da subito trovo l’idea geniale quindi non mi resta altro che trovare un thermos e fare il caffè per circa 10 persone. Il thermos non si nasconde più di tanto e viene fuori praticamente subito…il morale è alto in quanto si è trovata la soluzione al "problema" che si era posto vedendo la desolazione dell’armadio..il caffè sgorga dalla caffettiera che è un piacere e l’odore dello stesso è talmente intenso e pieno che non vedo l’ora di partire ed arrivare alla meta per godere assieme agli amici della bevanda magica. L’ora della partenza è sempre più vicina, quindi non mi resta altro che preparare lo zaino con le cose da portare via che sono:

  • macchina fotografica
  • portafogli (anche lui desolatamente vuoto)
  • ipod
  • caricabatterie per ipod

(tutta la roba citata nell’elenco è andata a finire dentro il marsupio per una questione di comodità)
non resta che riempire lo zaino con il bricco del caffè, merendine varie, un dolcettino e un pacco di grissini che sono stati trovati quasi per puro miracolo. Prima di riempire lo zaino però, per sicurezza, chiedo alla sventurata di mia mamma se era sicura che il bricco disgraziatamente potesse aprirsi nello zaino…la risposta dell’appena citata è stata: "ma cosa vuoi che si apra il bricco, non vedi il tappo che a momenti non si toglie? comunque per sicurezza lo mettiamo dentro un sacchetto di plastica che così sei più sicuro".RInfrancato dalle parole materne, metto il bricco e il mangime vario nello zaino, prendo gli occhiali da sole e mi dirigo verso la fermata del bus. Facendo la poca strada che mi separa dalla fermata, ho il timore che possa succedere l’irreparabile, ma ho ancora in mente il volto che ispira sicurezza di mia mamma che mi ha convinto che tutto andrà per il verso giusto….arrivo alla fermata e appoggio lo zaino sulla panca e il mio naso percepisce un intenso odore di caffè..alchè penso: " e tutto stò odore di caffè da dove viene fuori? non sarà mica da qualche casa qui vicino…non è possibile…ma non è neanche possibile che venga dallo zaino..il bricco è chiuso e per di più è avvolto dalla borsetta di plastica" apro lo zaino con un certo timore e l’odore è ancora più intenso…ma non c’è alcuna traccia di caffè…metto la mano sulla parte sotto dello zaino ed ecco il misfatto: una chiazza enorme di bevanda di origine brasileira nel mio zaino che velocemente ha macchiato anche il cemento della fermata…comincia la sagra della bestemmia e il mio primo pensiero va al marsupio e al caricabatterie che inconsciamente avevo lasciato fuori dal marsupio che ovviamente è zeppo di caffè. l’unica cosa che posso fare, è tornare a casa e inveire contro la mater securitas e mostrare il danno. l’autobus passa, quindi il ritardo sarà (sembra) inevitabile. arrivo a casa e mostro l’accaduto a mia mamma che dopo qualche secondo sentenzia che il bricco, l’ultima volta che è stato pulito, è stato montato male e che quindi ha perso il liquido all’interno. traduzione: guardando la foto dell’aggeggio diabolico, la parte bianca sotto, si svita per facilitare la pulizia…quella, in pratica è stata avvitata male e ha fatto perdere il caffè nel mio malcapitato zaino e caricabatterie. non mi resta altro che prendere un altra borsa di plastica, mettere tutto quello che avevo dentro e ripartire con il bus successivo che, per fortuna, mi ha fatto arrivare comunque in orario. Per la cronaca la giornata è stata assolutamente positiva e divertente. Secondo te poteva mancare un qualcosa che non mi faceva passare la giornata in maniera tranquilla? -.-